ORANGE TIME “LOOK+ CONSIGLIO N. 443”

CONSIGLIO: ORANGE TIME è il tema dell’oufit di oggi!
Vi propongo i pantapalazzo a fantasia Missoni abbinati alla casacca orange in tessuto Ramiè, ed al gilet con frange, naturalmente si sviluppano tutti i toni dell’arancio, albicocca, corallo, ruggine che troviamo sulla fantasia dei pantaloni.

Perfetti gli accessori: Borsa orange, sabot e collane etniche: una in corallo e l’altra in ambra scura grezza.

Il mio cappello immancabile Borsalino in paglia e gli occhiali in legno naturale  VedoLegno di Antonio Toffanin.

Per allinearmi allo stile del gilet, un po gipsy, un pò countrywest, ho scelto di fare una treccia morbida laterale.

CURIOSITÀ: Vi voglio raccontare la storia del tessuto della casacca che indosso. Il Ramiè o Ramia è una fibra molto lucente che si ricava dalla corteccia della pianta Boehmeria, della Famiglia delle Urticacee.

I primi scritti riguardanti questa coltura risalgono al periodo compreso tra il 5000-3000 a.C. nella civiltà egizia, dove questa fibra veniva impiegata per vestire le mummie delle caste più elevate.

È originario dell’Estremo oriente, quell’area che comprende alcuni Paesi dell’Asia sud-orientale, alcune regioni della Cina, Hong Kong, Singapore, lo stato della Malesia e l’isola di Taiwan. Nel Giappone, dove è conosciuta con il nome di Karamusi, cresce allo stato spontaneo nella provincia di Hi-Zen, nell’isola Nippon, a Formosa.

Le condizioni climatiche più favorevoli alla coltivazione di ramiè si ritrovano negli ambienti a clima sub-tropicale.

La fibra di ramiè è eccezionalmente lunga e resistente, specie se bagnata. Ha una gran capacità di assorbimento del colore, questo la rende particolarmente adatta alle tinture naturali.

Del ramié niente va perduto: dalla parte esterna (corteccia) si ricava la fibra tessile; con la parte interna si produce cellulosa per carta estremamente pregiata; le porzioni terminali fresche dei fusti e le foglie forniscono un prodotto altamente nutritivo per uso zootecnico

E’ molto simile alla seta tanto da essere definita seta vegetale, o vegana È anche conosciuta come Chinagrass, ovvero Erba della Cina.

L’ottenimento della fibra è alquanto costoso perché i rami della pianta sono talmente grossi da non permetterne la macerazione. Di conseguenza il primo step di lavorazione è quello della decorticazione. A conclusione di questo procedimento si ottiene il ramié grezzo.

Una volta ottenuta la materia grezza si deve eseguire un ulteriore passaggio per rendere la fibra lavorabile. Per separare i vasi liberiani, si sottopone la fibra ad un trattamento chimico, un bagno di soda caustica che ha una durata di almeno 24 ore. Dopo questo trattamento le fibre vengono inserite in dei bagni neutralizzanti, dopodiché vengono risciacquate, oleate e seccate.

Il Ramié è coltivato in particolar modo in Cina e in India.

Per donare maggiore resistenza e luminosità ai tessuti, molto spesso, viene mescolata con altri tipi di fibra (naturali o sintetiche) come cotone, canapa, lana, seta e viscosa.

Può essere filata, ma anche utilizzata nella tecnica del felting (feltro a mano) sia a umido che ad ago.

Grazie a Ph. Carlo Schiller per la foto realizzata in location  www.scuoladiportamento.com

LOOK: Casacca ZARA, Collane La Pagoda Padova Bruna Gallo, Cappello ZamunaroClaudia Zamunaro, Gilet ZARA, Sabot Deichmann Calzature CentoDeichmann, Borsa Wainer Moda

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